Salve gente,
riapro un vecchio dibattito sulla capacita’ di riadattamento di specie indigene cresciute allo stato captivo, alla vita selvatica. Vi riporto il caso di circa un anno fa, dove un famoso birdwatcher, David Gifford, segnala alla UK400 ClubRareBirdAlert la presenza costante (diversi mesi) di un verzellino europeo nelle campagne dello Shetland (Scozia). La segnalazione desta molto scalpore per la completa estraneita’ di questa specie a quel freddo habitat da ormai decenni. I verzellini sono infatti di passo in primavera occasionalmente solo nel sud dell’Inghilterra (vivo in Inghilterra da diversi anni e devo dire che non ho mai potuto apprezzare la presenza di questo adorato fringillide, che ha differenza del cardellino odel verdone, non lascia mai i paesi mediterranei).
Grazie ad alcuni scatti, si venne poi a sapere che l’uccellino era anellato per una federazione ornitologica belga, ed era quindi con ogni probabilita’ scappato a qualche allevatore che lo aveva importato. Tuttavia, l’animale nato in cattivita’ (lo testimonia l’anellino) si e’ integrato perfettamente nell’ambiente da dove riesce comunque a trovare riparo e nutrimento, senza poter contare in nessun modo sul principio di imitazione di suoi simili, ma esclusivamente sul suo istinto.
Vi allego anche una delle diverse foto scattate, a dimostrazione che il verzellino gode di ottima salute.
Vorrei a riguardo sapere cosa ne pensate, e se davvero l’istinto di questi animali puo’ essere assopito definitivamente da periodi relativamente lunghi di vita captiva.
Grazie
(scusate gli apostrofi ma la tastiera inglese non permette gli accenti!)
