Sindrome di autodeplimazione

Di: Dott. Luca Modesto - Foto: Dott. Luca Modesto - Pubblicato il: 11/05/2005

Con il termine sindrome di autodeplimazione, ci si riferisce alla condizione patologica per la quale il volatile (generalmente si tratta di pappagalli) si strappa ripetutamente le penne, alterando quindi il loro normale sviluppo.

L’entità del danno che l’animale si procura è molto variabile, infatti abbiamo casi in cui l’animale si strappa solo poche penne, in altri le uniche penne ad essere risparmiate sono quelle della testa perché logicamente non raggiungibili; di conseguenza è chiaro che possiamo trovare diversi quadri clinici seppur ascrivibili allo stesso problema.

Eziologia e Sintomatologia: le cause che possono portare a tale situazione sono molteplici, e non esiste un fattore causale statisticamente preponderante nel determinismo della malattia, ecco quindi solo alcuni dei tantissimi fattori scatenanti:

  • Parassiti esterni: in particolare quelli del genere Cnemidocoptes provocano un prurito molto forte che stimola il volatile a grattarsi con le zampe e/o a beccaesi.
  • Fattori psicologici: in molti pappagalli lo stress dovuto a gabbie troppo piccole, o un cambiamento improvviso delle loro abitudini ambientali e sociali, possono scatenare questo tipo di problema.
  • Carenze o allergie alimentari: in particolare la carenza di vitamina A pone le basi per diversi problemi dermatologici che inducono prurito.
  • Dermatiti cutanee: siano esse di origine batterica, micotica o virale.
  • Disturbi del comportamento sessuale: può capitate talvolta che alcuni soggetti esasperino il loro atteggiamento sessuale strappandosi le penne della regione addominale; oppure tele atteggiamento può interessare soggetti che non possono riprodursi perché tenuti soli.
  • Malattie interne: in particolare alcune patologie epatiche.
  • Giardiasi: anche se non è stato spiegato ancora il nesso tra questa parassitosi e la sindrome da autodeplumazione.

Diagnosi: considerato il fatto che molteplici possono essere le cause alla base della sindrome di autideplumazione, è necessario fare diverse indagini diagnostiche e cioè: esame batteriologico e parassitologico delle feci, esame ematochimico (per escludere malattie sistemiche), radiografie (per valutare eventuale ingrossamento degli organi interni), esame bioptico della cute.

Solo quando tutti questi esami risulteranno negativi, sarà possibile parlare di problema comportamentale.

Terapia: non è possibile parlare di una terapia in generale, in quanto è diversa in base alla causa che ha scatenato il problema, per cui la prima cosa da fare è risolvere il problema alla base (variare la dieta, combattere parassitosi , eliminare infezioni cutanee, ecc.).

Nel caso in cui,invece, il problema è di tipo comportamentale la miglior terapia è certamente quella di rendere la vita del soggetto meno stressante possibile: acquistare una gabbia ampia ricca di scalette, dondoli, vaschetta per bagnarsi le piume o altri giochi che tengano impegnato l’animale, oppure evitare di isolarlo dall’ambiente familiare e relegarlo in ambienti poco luminosi.

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