Il Canarino Italico (estinto)

Di: Carlo Balestrazzi - Foto: Hobby Uccelli - Pubblicato il: 21/06/2012

Una sorella di mia madre, quindi mia zia, di nome Edda, e mio nonno stesso allevavano canarini Comuni. Nella mia città già circolavano razze selezionate, ad esempio il vanto degli allevatori antichi era l'Arricciato del Sud, o i Sassoni.

Quindi la diffusione del povero Italico diminuiva costantemente.

Un altro motivo della sua rarefazione fu dato dal divieto di catturare selvatici autoctoni. Infatti, uno dei compiti classici dell'Italico era l'ibridazione col Cardellino, che produceva soggetti (allora considerati) di rara bellezza, e dal canto eccezionale.

Infatti, il sottile canto dell'Italico raramente prendeva il sopravvento sul frasario del Cardellino, e, nei casi in cui emergeva, era comunque meno in contrasto con le note silvane peculiari del cardello. Gli Incardellati che ne derivavano, almeno quelli considerati i più belli, erano fortemente pezzati di giallo, a volte più carico, a volte anche quasi intensi, sempre con una mascherina più o meno evidente, e cantavano da cardellini, inframmezzando ogni tanto qualche giro da canarino, non fastidioso.

Ricordo un Incardellato di rara bellezza che mi fu offerto al prezzo di 100.000 Lire di allora sul finire degli anni '70, troppi per le mie tasche.

Si trattava sicuramente dell'animale domestico più diffuso, amato sia in città sia in campagna, insegna musicale di moltissime imprese artigiane, specialmente calzolai, ma anche impagliatori di sedie, canestrai, fumisti, meccanici di biciclette (un tempo diffusissimi).

Pressoché chiunque avesse una bottega, e non fosse costretto ad un continuo girovagare, aveva una gabbietta con uno o più Canarini.

Così come comparivano presso le case della borghesia, dove a volte l'alloggio loro riservato era una bella voliera, spesso all'aperto.

Il poeta Umberto Saba ne traeva piacere ed ispirazione, e si trovano parecchie foto che lo immortalano con canarini in mano, o intento ad osservarli nelle gabbie, persino una sua poesia descrive un ibrido di lucherino.

Verga scrisse il racconto "Il Canarino del n°15", prendendo spunto dal fatto che gabbiette con il simpatico pennuto apparivano nelle portinerie di tutta Italia.

Se era così diffuso, perché si è estinto? Era difficile da allevare? Aveva tare ereditarie?

Rispondo ad ogni domanda, iniziando dall'ultima.

Non aveva alcuna tara ereditaria, era sano e robusto, resistente al freddo tanto da non avere mai bisogno di ricoveri invernali, bastava una stuoia a nord o un telo ed un riparo dalla pioggia, facile da nutrire e da allevare, ottimo genitore e riproduttore, si adattava sia alla gabbia sia alla voliera, era facile alimentarlo anche con sole erbe selvatiche e qualche fetta di mela.

Si è estinto perché sono cambiati i gusti degli allevatori, e perché altri animali domestici lo hanno soppiantato nelle preferenze della popolazione.

La diffusione di idee ambientaliste ha provocato una sostanziale diminuzione degli uccelli allevati in casa, soprattutto di quelli di piccola taglia, alloggiati in gabbie. Il canarino non fa eccezione, poiché nell'idea moderna la gabbia viene vista come "prigione" anziché come "alloggio", tanto che nessuno teorizza nulla a proposito degli acquari, che concettualmente sono la stessa cosa, poiché questi ultimi non hanno le sbarre (absit iniuria verbis, non intendo discutere, solo descrivere).

E questo è un motivo.

Un altro motivo è dato da una certa esterofilia di molti allevatori, oltre che da una certa vanagloria che discende dall'avere in allevamento certe (costose) razze, e potersi quindi ritenere a torto allevatori di Serie A, a differenza di chi è rimasto all'antico, e quindi di Serie B.

Poi un altro ancora è stato causato dal divieto di catturare specie silvane, come il Cardellino, il quale divieto ha, di fatto, escluso per anni, fino all'arrivo di soggetti anellati e quindi detenibili, la necessità di un genitore così particolare per futuri incardellati. Ma il motivo principale è sicuramente dato dall'immobilismo di molti allevatori, che avrebbero potuto preoccuparsi della salvaguardia del Canarino Italico quando c'era, e non scrivere che era un peccato che fosse scomparso quando già non c'era più (probabilmente me compreso).

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