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Allevare un piccione in casa

Il Forum dedicato all'allevamento e alla cura di Colombi, Tortore, Galline, Fagiani, Quaglie, ecc

Allevare un piccione in casa

Messaggioda Brividus » 11 agosto 2016, 14:42

Ciao a tutti,

volevo apportare il mio contributo personale sui PICCIONI.

vi sembrerà strano ma un piccione potrebbe diventare il vostro prossimo affettuoso animale domestico.

Siamo abituati a vedere i piccioni di strada che non si avvicinano all'uomo, bruttini, spiumati, che scagazzano, sono sporchi e forse anche malati. Nessuno penserebbe di allevarne uno in casa!
Pensate ora a quando siete tornati a tarda notte e siete corsi nel portone di casa perché' braccati da un branco di cani randagi abbaianti, cattivi, sporchi, pulciosi e minacciosi! Se pensassimo che tutti i cani siano cosi', nessuno avrebbe un cane in casa.
Per i piccioni e' più' o meno la stessa cosa.

Non ci crederete ma i piccioni sono animali molto affettuosi, attaccati all'uomo anche in modo morboso, intelligentissimi e coccoloni.

Se vi siete incuriositi e state pensando di adottarne uno, vi do qualche suggerimento:

- Comprate un piccione di razza da un allevatore delle vostre parti (bastano 10 euro) ma soprattutto appena svezzato (circa di 1 mese). Questo e' fondamentale! Un piccione di 2/3 mesi e' gia' adulto e non si affezionerà' MAI a voi.
- Evitate la COPPIA! Un piccione singolo vedrà' in voi il vs. compagno/a e vi seguirà' come il cane più' affettuoso. I piccioni non vogliono stare un minuto da soli. Se diventerete il suo compagno vi dara' grande compagnia con tutti i suoi pro e contro.
- Il piccione scagazza spesso (circa ogni mezz'ora) ma se nutrito bene, e seguito mentre svolazza in casa, vi sara' facile eliminare le cacchine con una semplice spugnetta.
- Procuratevi una gabbia da merlo dove farlo dormire la notte e che sara' la casa dove sapra' sempre trovare cibo e acqua.

Altre info:

- il vostro piccione si affezionerà' sempre ad un solo membro della famiglia (a sua scelta).
- un piccione in buona salute vive anche vent'anni, quindi pensateci bene prima di adottarlo
- se un piccione e' tenuto in casa, e' più' igienico di qualsiasi altro animale. Non porta alcuna malattia perché' non tocca urine e feci come quando portate fuori il vostro cane!

Qualche curiosità':

Noi abbiamo un piccione pavoncello.
Lo teniamo in gabbia dalla sera alla mattina. Il resto del giorno, quando siamo in casa, e' libero di svolazzare. Il suo posto preferito e' il divano davanti alla Tv dove stiamo gran parte del tempo. Ci segue dovunque ci spostiamo per casa e non fa che seguirci. Ama le coccole e si incazza se lo ignori. Fa presto amicizia con gli amici che ci vengono a trovare (saltando sulla loro spalla) e ama farsi docciare!

Se avete qualche domanda, fate pure!
Brividus
 
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Re: Allevare un piccione in casa

Messaggioda elianapetrizzi » 19 dicembre 2016, 14:06

Ciao. Concordo in pieno con la tua esperienza perché è anche la mia. Anche io convivo con amore con un colombo comune caduto dal nido a pochi giorni, e svezzato con tutte le attenzioni possibili. Adesso ha 4 mesi, e vive con me in casa libero. Non mi crea alcun problema, lo trovo anzi un animaletto tranquillo, delizioso e perfettamente gestibile anche dal punto di vista igienico. Io lo amo follemente, e lui ricambia. Al momento non ne vuole sapere di essere libero. Al balcone va solo a mangiare se costretto. Sono disposta a tenerlo con me per sempre. Tuttavia, nell'eventualità che non si accoppi (qui in giro vedo solo gazze e tortore, e lui di volare in cerca lo vedo poco capace per ora) mi chiedo come fare quando dovrò assentarmi per molti giorni. Potrebbe restare da solo al balcone con la sua colombaia provvista di ogni cosa, senza intristirsi? Tu come hai fatto in questi casi? Aiuto :(
Grazie.
elianapetrizzi
 
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Re: Allevare un piccione in casa

Messaggioda elianapetrizzi » 27 dicembre 2016, 22:12

VIVERE IN CASA CON UN PICCIONE
Negli ultimi mesi molti mi hanno chiesto se è davvero possibile convivere con un piccione libero in casa, e come si fa. La risposta è sì, e vi racconto come.
Come in ogni rapporto d’affezione (umano o animale non fa differenza), è fondamentale l’imprinting. Sgorby è stato raccolto caduto dal nido a pochi giorni dalla nascita. Era un uccellino curioso assai, coperto di una peluria gialla, con zampe enormi e una testa da rapace preistorico. Incerti a quale specie di volatile appartenesse, e giacché bruttino, mia sorella pensò bene di chiamarlo SGORBY, nome certo ingrato ma simpatico, che perciò non gli abbiamo cambiato.
Non voglio essere patetica; chiunque abbia svezzato un animaletto sa quali sensazioni si provano nel nutrirlo, accudirlo, prendersene cura anche a costo di qualche sacrificio, che però, in virtù del legame reciproco che si crea, non costa alcuna fatica. Così Sgorby piano piano è cresciuto, sempre libero tra i miei spazi, le mie abitudini, le mie cose più care. La domanda che tutti mi hanno posto da subito è quanto sporca, abituati agli assembramenti di piccioni di città che deturpano edifici e monumenti. Vorrei far notare che anche gli umani costretti in massa in spazi risicati sporcano e trasmettono malattie, mentre singolarmente sono individui puliti e del tutto innocui. Un piccione non fa differenza. Per loro natura, gli uccelli sono creature pulite che tengono molto alla cura di sé; del piumaggio, delle unghie e dell’igiene in generale. Peraltro, il mio colombo si nutre esclusivamente di un misto di semi selezionati, e beve una quantità d’acqua inferiore ad un bicchierino da liquore. Per cui le sue deiezioni, certo frequenti e senza fissa dimora, somigliano a piccoli spumoncini compatti che si raccolgono con uno strappo di carta igienica e Amuchina. Per il resto, un giornale posizionato sul pavimento sotto la postazione in cui dorme cambiato al mattino, e una lavata veloce di pavimenti la sera con acqua e candeggina, bastano e avanzano per tenere puliti sia lui che la casa. In totale, un colombo chiede al giorno non più di 15 minuti di cure, incluse le pulizie. È anche un animaletto estremamente economico: con 4 euro di semi mangia almeno tre mesi. È inoltre un uccello inodore, che al massimo lascia per casa qualche bellissima piuma grigia. Bastano infine, a puro scopo preventivo uno spry anti acaro, e bagnetti regolari (acqua tiepida, un poco di aceto e qualche goccia di amuchina), che peraltro lui stesso chiede. Ed ecco che il tanto bistrattato piccione diventa un animaletto morbido, pulito e da baciare. Inoltre, il piccione è un uccello fedelissimo, simpatico, intelligente e molto curioso.
Oggi Sgorby ha 4 mesi, e questa che vi descrivo è la sua giornata tipo. Non so se per caso o per telepatia, si sveglia al mio stesso orario, più o meno alle 7, anche se dormiamo lui nel mio studio e io in camera mia. Salta giù dalla sedia e vola lungo il corridoio, entra nella mia stanza posando le zampette sul pavimento con passo cauto. Se vede che sto ancora dormendo aspetta sul pavimento, se mi vede sveglia salta sul letto e aspetta che mi alzi, fissandomi con la sua testolina curiosa. Mentre faccio la doccia eccolo saltare sul bordo fissandomi dall’alto. Se non vuole saltare si accuccia sulle pantofole e aspetta che esca dalla cabina. La mattina Sgorby è come un’ombra: ovunque sono io lui vola, mi rincorre, salta sulle spalle o in testa, si arrampica sulla schiena. Devo sempre muovermi con cura per evitare di calpestarlo, tanto mi è vicino. Poi andiamo in cucina a fare colazione. Metto una tovaglia; da un lato poso la mia tazza coi biscotti e dall’altra la ciotolina coi suoi semini, che becca vorace. Finita la colazione vado nello studio a lavorare. Di solito Sgorby si mette sullo schienale della mia sedia, e lì resta calmo e curioso ad osservare ogni mio movimento. Altre volte salta sul tavolo a giocare coi pennelli e i rotoli di scotch. È pure capitato che è atterrato di colpo sul quadro nel pieno di una velatura delicata o di una stesura a corpo di colore. Ma ad essere sincera, più che dispiacermi del quadro guastato, la mia preoccupazione è stata di pulirlo subito perché non ingerisse sostanze tossiche.
Gli ho fatto costruire una cassetta al balcone provvista di acqua e semi, per abituarlo all’aria aperta e all’autonomia. Sgorby però per adesso non cerca la libertà ed è poco curioso all’aria aperta. Fuori va solo se costretto: resta rannicchiato in cima all’infisso annoiato e spaventato, e lì sta immobile per ore. Per il resto del giorno, Sgorby è in casa un animaletto talmente silenzioso che a volte me ne dimentico, salvo trovarlo adagiato sul divano a riposare tra i cuscini, o dietro le mie spalle, gonfio come un gufetto a dormire, con un occhio che apre ogni tanto per controllare che sto facendo. Altre volte si mette a beccare convulsamente alcune cose in particolare, come pluriball, pilucchi di lana sui maglioni, polistirolo, anfratti di muro e carte rumorose. Fidandosi degli umani, è anche socievole coi miei ospiti, di cui riconosce subito le predisposizioni nei suoi riguardi. Se avverte ostilità becca o resta in disparte, se invece si sente attenzionato scherza coi lacci delle scarpe, salta sul braccio degli amici, e si innervosisce se trascurato. Ma lì provvedo io, con dosi di bacetti distribuiti durante l’intero arco della giornata, che a volte raccoglie prestando la testolina, altre rifiuta beccandomi con forza o lanciandomi schiaffi con le ali che sembrano precisissime mosse di Karate. Sì, perché il colombino Sgorby ha un suo carattere, fatto di momenti sì e no, di dolcezze e repulsioni, di affezioni e paure, di dipendenze e straordinarie libertà.
Come tutti gli uccelli preferisce le postazioni più alte, così ha da poco imparato a volare sopra gli armadi, ma ci resta poco. Basta infatti allontanarsi o spegnere la luce, ed eccolo scendere spaventato a rincorrermi. Quando esco, come dicevo, cerco di lasciarlo al balcone, per abituarlo alle mie assenze. Ma Sgorby, pure a balcone chiuso ha imparato a riconoscere il mio passo tra le scale. Così appena apro la porta lui è già ai piedi del vetro pronto ad entrare, col collo lungo come un cigno e gli occhi pieni di un’euforica gioia. Una volta dentro cerca subito la sua posizione preferita, lo schienale della mia poltrona da lavoro, dove inizia un rito che ripete più volte al giorno, e che consiste nel ruotare su se stesso tubando. Io lo accarezzo e lui a volte si calma, altre mi attacca beccandomi. Anche il becco di Sgorby però ha un’anima. Può fare male se pizzica le mani quando non vuole essere toccato, ma è pure capace di gesti delicati che a me sembrano proprio baci, come quando mi viene incontro cercando il mento, il collo, le labbra. Ancora non so se Sgorby è maschio o femmina, ma è di sicuro geloso, soprattutto degli uomini. A causa di alcune contratture muscolari sto facendo in questi giorni un po’ di fisioterapia. Genny, il fisioterapista, mi raggiunge a casa la sera per un’ora di massaggi decontratturanti. Appena Sgorby lo vede entrare lo raccoglie circospetto. Poi ci raggiunge volando in cucina. Salta sul tavolo, apre le ali come un sontuoso mantello di re o di regina, e comincia a passeggiare in circolo sulla tovaglia, con passo perentorio e maestoso. Ogni tanto si ferma, e con un’altera zampetta sospesa a mezz’aria fissa Genny con occhio severo. Allora io per tranquillizzarlo cerco di accarezzarlo. Ed ecco che le mie mani, che di solito attacca come nemici, diventano all’improvviso qualcosa di caro, che difende e protegge ricoprendo le dita di dolci colpi di becco; gioca coi polpastrelli, abbassa le palpebre, strofina la testolina e il petto contro i palmi, poi abbassa il corpo e si lascia accarezzare a lungo, immobile e calmo. Insomma, io lo amo di un amore che è quello che spero sempre dovrebbe legare un uomo ad ogni creatura, e tutte le creature tra loro: senza linguaggio verbale, senza pretese di possesso, vocato al bene più puro ed alla dedizione più gioiosa. Io non ho la più pallida idea di quale futuro attenda Sgorby. Spero solo che il suo sia un cammino sereno, e che io diventi una persona migliore insieme a lui.
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Re: Allevare un piccione in casa

Messaggioda Giampiero » 28 dicembre 2016, 10:19

Piacere di aver conosciuto Sgorby
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